Nella giornata mondiale del rifugiato la liturgia ci offre, provvidenzialmente, l’episodio biblico della tempesta sedata. Una barca, un gruppo di persone, una tempesta, onde altissime, l’acqua che riempie la barca, paura, grida, timore…

Ci sembra di leggere la cronaca – purtroppo settimanale se non giornaliera – di tragedie molto familiari, alcune volte con un finale drammatico, altre con un lieto fine, come lo fu per i discepoli.

Gesù quella volta dormiva e sembrava che non percepisse la paura e lo sgomento dei suoi discepoli. Dorme anche oggi, davanti al grido di dolore e di paura di tanti rifugiati che in mezzo al Mar Mediterraneo sono in balìa delle onde, dopo aver affrontato quell’altra tempesta non meno drammatica delle carceri in Libia, degli abusi sessuali, delle bastonate e di chissà quant’altro?

Signore, perché dormi anche oggi sulla barca di questi migranti? Perché non intervieni con la tua parola potente a fermare questi criminali che sfruttano la sofferenza altrui e trasformano la speranza in tragedia, il sogno in calvario?

Ci chiedi di aver fede in te. Purtroppo non abbiamo fede in noi stessi, nelle Istituzioni, nella vane promesse dei governanti che ogni tanto fanno finta di discutere su un nuovo accordo, senza però avere il coraggio di cambiare davvero le cose. In chi dovremmo aver fede? Nell’essere umano? Nella nostra natura fragile e corruttibile? Forse oggi non interverrai tu direttamente, come quel giorno con i tuoi discepoli, ma in qualche modo dovrai intervenire, perché anche questi migranti sono tuoi discepoli, figli amati del Padre celeste. Dio non può non ascoltare anche il loro grido di aiuto. Mi preoccupa il fatto che oggi tu ci vuoi al tuo fianco, su quella barca, a ripetere con te al vento impetuoso “taci!”. Ma noi non abbiamo fiato. Non crediamo nella forza di quella parola. Le nostre coscienze spesso sono addormentate e non ci importa più se la tempesta si scaglia verso i fratelli e le sorelle…ce ne preoccupiamo solo quando tocca noi e i nostri familiari. Per il resto…è un’altra notizia di cronaca.

Signore, sei tu che dormi o siamo noi?

P. Antonio