Vivere concretamente la radicalità richiesta dalla parola di Dio sembra essere sempre un andare contro corrente. Non capisco perché la logica di Dio e quella di una certa nostra cultura occidentale si stiano allontanando sempre più. Invito alla dimensione comunitaria da una parte, individualismo dall’altra. Dono contro preservazione. Solidarietà contro egoismo, e così via.

Donare la propria vita per amore è un atto straordinario, anche se spesso è vissuto nell’ordinarietà. Non occorre giungere al dono totale con la morte. Basta quel dono quotidiano, fatto di umiltà, di servizio, di collaborazione, di empatia con chi incontriamo nel nostro cammino.

La parola di Dio di questa seconda domenica di Quaresima ruota attorno al tema del dono e della fede. Nella prima lettura ad Abramo viene chiesta una prova di fede “donando” il figlio Isacco. Dio non vuole la morte di quel ragazzo, ma mettere alla prova la fede di Abramo. Se nella prima lettura il figlio è risparmiato, S. Paolo nella lettera ai romani ci dice che Dio quel figlio ce lo ha donato. Gesù non si è tirato indietro, ma si è donato lui stesso, spontaneamente, per amore.

Il brano della Trasfiguarazione lo conosciamo molto bene. Oggi ci viene proposto per farci riflettere su come nasce la fede. S. Marco dice: ascoltando. È questo l’invito di quella voce divina: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. Dunque: Abramo ieri e noi oggi siamo accomunati da una proposta: ascoltare per diventare discepoli.

In questo tempo di Quaresima stiamo rifacendo il percorso dei catecumeni che si preparavano a ricevere il battesimo. A loro e a noi viene chiesto di ascoltare. La fede non nasce imparando a memoria delle formule, ma mettendosi in ascolto, come ha fatto Maria di Nazaret e come tanti altri discepoli e discepole di Gesù nel corso della storia.

Dunque: ascoltare oggi? È complicato, vero? Il nostro stile di vita super attivo non ci aiuta. Siamo distratti e con i tanti input che riceviamo dai Social non riusciamo più a “custodire” quanto ci viene detto. La Quaresima è un tempo per fare spazio, per riscoprire l’essenzialità esterna ed interna. Meno parole e più Parola.

Buona domenica

p. Antonio