Dagli eventi mondiali a quelli quotidiani, sono tante le situazioni in cui siamo portati a pensare che “nulla cambierà”. Purtroppo ci sono dinamiche molto complesse che non dipendono sono da noi. Se è già complicato andare d’accordo tra due persone – come per esempio tra moglie e marito – pensate se si parla di gruppi, comunità, Stati e continenti!

Una escalation di complessità che ci scoraggia e ci toglie la speranza di un futuro migliore. Eppure una speranza c’è sempre. La cogliamo nella prima lettura di oggi, in quel modo sfacciato del profeta Abacuc di interloquire con Dio. Vorremmo anche noi ogni tanto chiedergli: “Dove sei, perché non rispondi?”. E ci confrontiamo col silenzio…un silenzio da interpretare, da decifrare, da collocare nel tempo e nella storia.

Il profeta ci insegna ad insistere in questo dialogo che sembra un monologo. Non scoraggiamoci, non demordiamo. Dio ci ascolta e in qualche modo ci darà una parola di speranza e ci parlerà “di una scadenza” del male nel mondo.

Abbiamo ricevuto uno spirito di forza, non di timidezza, per questo dobbiamo credere nell’impossibile, e per farlo basta avere un pizzico di fede…in più.

In questo anno dedicato “al dialogo” vogliamo approfondire la nostra fede con Dio e col mondo. Aver speranza è anche questo: voler dialogare col mondo, interessarci di quel che ha da dirci, porci in ascolto delle sue dinamiche e delle sue logiche. Non rassegnarci, insistere, credere, progettare, sognare.

Non siamo “servi inutili” nel senso che non valiamo nulla. No! Gesù non intende questo. Con quell’esempio vuol dire che non dobbiamo fare della fede un contesto in cui vantiamo meriti, onori, applausi o privilegi. Chi ha fede, e vuole essere discepolo del Regno, dev’essere umile, in un generoso servizio a Dio e al prossimo. Lo auguro a me e a tutti voi.

Buona domenica

P. Antonio