Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato

Condividiamo il nuovo video di Papa Francesco in vista della 108a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che si celebrerà domenica 25 settembre 2022.
Il Santo Padre approfondisce il sottotema “Un futuro per tutti e tutte” e ci coinvolge con una domanda diretta: Cosa significa mettere al centro i più vulnerabili?.


2022 03 padresempre1“Un padre è qualcuno che ti prende in braccio e ti insegna a ridere. Qualcuno che quando chiudi gli occhi puoi sentire il suo cuore battere nel tuo. Qualcuno che con la sua mano grande come il cielo ti indica la strada. Qualcuno che, basta un soffio appena nei polmoni, per toglierti ogni paura.” Con queste parole lo scrittore Fabrizio Caramagna definisce la figura del padre, figura essenziale, insieme a quella materna, nella crescita e nell’educazione di ognuno di noi. Perché il padre è colui che non ti abbandonerà mai, una persona su cui poter contare sempre, a cui chiedere consiglio e aiuto, anche nel caso di una separazione dalla moglie. La vita ci può portare a diventare ex-mariti, ma mai ex-padri.

Essere padre separato oggi

Quella del padre resta una figura decisiva per il futuro di ogni figlio il quale, nel confronto a volte duro con lui, scopre la propria identità e la sviluppa nell’intreccio delle dinamiche familiari e sociali. Il padre è chiamato a muoversi con fermezza ma anche con delicatezza, con decisione ed elasticità; a lui il compito della pronuncia dei “no” che non umiliano il figlio e non lo spengono, e dei “sì” che acconsentono nuove possibilità. Nessun uomo nasce padre (e nessuna donna madre), piuttosto tutti impariamo ad esserlo “in presa diretta”, cioè con il nostro cucciolo in braccio.

Se già in condizioni normali essere padre è tutt’altro che un’impresa scontata, a fronte del fallimento di una relazione matrimoniale il quadro si complica. In Italia la legge presta particolare attenzione al principio della bigenitorialità secondo il quale il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, e ad essere da loro accompagnato e sostenuto nella crescita. Nelle separazioni consensuali i toni generalmente sono meno aspri e la gestione dei figli avviene in accordo tra genitori. In quelle giudiziali invece è necessario l’intervento del Tribunale il quale, supportato dal lavoro di esperti, indica la soluzione migliore per il bene dei figli. Impossibile ed errato però fare generalizzazioni: esistono madri che non riconoscono affatto la figura paterna e la pensano inadeguata, e viceversa, ma non per questo l’altro genitore deve essere penalizzato nella relazione col figlio. Non esiste il genitore perfetto ma ogni genitore diventa padre (e madre) nella misura in cui si dedica al figlio nella condizione in cui si trova a vivere; niente sarà perduto di quella relazione, che pure ha dovuto attraversare un tempo doloroso e di crisi, se avremo il coraggio di reinventarci, evitare confronti inopportuni e senza rimpiangere “i tempi d’oro” (che forse non sono mai esistiti). Di seguito riportiamo due testimonianze.

Don Paolo Tassinari

“La nascita di mio figlio - scrive F. - è stata per me l’inizio dell’avventura più straordinaria. Come in ogni avventura ci sono stati momenti di felicità purissima ma anche difficoltà da superare ed insegnamenti da cogliere. Sono convinto che il rapporto con i propri figli si costruisca giorno per giorno; il tempo insieme è una questione di amore ma anche di responsabilità e di dignità. Ho lottato tanto per raggiungere un tempo paritario ed oggi che F. ha 11 anni lo vedo finalmente sereno. La sua vitalità straripante inonda le nostre giornate alla scoperta del mondo che lo circonda ed anche io scopro ed imparo, ogni giorno, come essere presente nella sua crescita sia per me la gioia più grande”.

“Se penso alla mia vita di padre ora - dice A. -, dopo una divisione burrascosa, come prima cosa mi sento di stringermi le mani da solo e di congratularmi per essere ancora vivo e sano di mente! Soprattutto per essere in grado di guardare negli occhi le mie figlie e dire loro che la vita è bella e fatta di tante sorprese.
All’inizio ti senti un padre part-time che cerca di concentrare ogni secondo disponibile che ha con i figli assecondando le loro richieste e, inconsciamente, anche il suo senso di colpa per non essere stato in grado di mantenere una famiglia unita. Poi ti evolvi, cresci e maturi rendendoti conto che sei padre e uomo sempre, e che come tale devi essere una figura che si trasforma e che cresce con le evoluzioni dei propri figli. Non appena trovi un equilibrio con loro, puntuale come sempre, arriva una nuova fase volitiva e se fino a ieri giocavi alla maestra, oggi devi imparare a controllare il cellulare del figlio adolescente che cerca di crescere inciampando negli ostacoli quotidiani. Insomma è un’avventura magica quella del padre separato, perché la vivi ancora più intensamente essendo tu da solo a gestire ogni cosa e a dover fronteggiare ogni situazione; ma alla fine sei anche tu da solo che prendi e dai tutte le coccole la sera, quando fai addormentare i tuoi tesori, o la mattina quando si svegliano e ti chiamano per nome”.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2022.