2021 78 giornatanonni1Chi sono per noi i “nonni”? Riferendoci alla nostra cultura è molto semplice: loro sono come aprire una finestra al sole di primavera, come un abbraccio totale, caldo e pieno di affetto, un amore che, sia per i nonni che per coloro che li chiamano nonni, ovvero per i nuovi nati, è un vero e continuo ripetersi del miracolo di un primo amore.

I nonni vengono messi alla pari dell’immagine che sugli altari ricordano Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù. Chi più di loro può arrivare ad una vetta così elevata per importanza e sacralità? Essere nonni come Gioacchino e Anna, genitori di Maria, madre di Gesù, non consente nel nostro mondo cristiano un paragone più ambito. Non è un caso che Papa Francesco tenga a questa celebrazione: i nonni sono l’albero della famiglia. Lo sappiamo bene anche noi nella quotidianità del Centro Familiare di Berna quanto la mano soccorrevole del nonno sia importante. Non è raro che i nonni vengano da noi per chiedere informazioni su come aiutare al meglio i nipoti senza per questo imporsi sulle famiglie. Gli argomenti sono spesso di tipo interculturale quando i nonni si sentono responsabili dell’identità culturale e linguistica ma allo stesso tempo non desiderano essere inflessibili. Spesso sono loro ed essere dei ponti di mediazione e di risorsa nei momenti di difficoltà: una forza su cui poter contare.

Quest’anno è stato soverchiato da un cambiamento planetario che certamente ha messo a dura prova l’impianto familiare, notoriamente impostato sia orizzontalmente, su un piano più meno vasto del clan familiare, sia verticalmente su tre o quattro piani con nonni e bisnonni, sempre più numerosi. Ecco fatto: abbiamo ottenuto la struttura di un villino familiare a tre piani: al piano terra i figli bambini, al primo piano i genitori e ai piani superiori i nonni!

Purtroppo, molti sono volati via nel vento pandemico, ma altri, strenuamente ben protetti dalla società umana che ha voluto trattenerli, sono rimasti per insegnare e per resistere alle intemperie del coronavirus e anche per continuare validamente a raccontare con esperienza avventure passate e storie di resistenza e di eroismo con esempi loro, dal vivo ma anche con le arti magiche: i racconti mediati dal mondo dei miti e delle fiabe, dove i nonni sono campioni mondiali. Sono davvero pochi quei racconti che non possono essere tramandati senza il filtro magico della fiaba dove la paura si risolve nella speranza.

Ma i nonni, chi sono costoro?

Sono coloro che ci donano l’appartenenza alla vita, ai territori di origine, spesso da un solo territorio a km 0, ma altrettanto spesso anche da 4 territori diversi. Sono coloro che ci trasmettono il linguaggio del corpo, ci insegnano la lingua, spesso uno o più dialetti ma anche il lessico, le parole, i detti, i motti, i proverbi familiari che nascono e si sviluppano come un albero con tanti rami.

Allo stesso modo, sono in grado di trasmettere tradizioni locali, regionali e nazionali, competenze professionali e manuali (la nonna che sferruzza, che sa fare merletti e ricami,) insomma, molte capacità che racchiuse in un serbatoio di immense ricchezze forniscono, una accanto all’altra, perle di saggezza insospettata e anche pregiatissime ricette gastronomiche. Senza dimenticare infine quelle ricchezze che, trascendentali, appartengono al mondo dello spirito, alla fede, alla gioia che viene dopo il dolore.

I nonni, quelli che dai piani superiori costituiscono un popolo di ultracinquantenni che passando dal dopoguerra di 75 anni fa attraverso un’Europa pacifica vivono con noi la storia recente della pandemia da coronavirus…

2021 78 giornatanonni2Ed ecco che i nonni moderni diventano improvvisamente il punto di riferimento più importante tanto nel male, quando l’occhio del ciclone viene a turbare la loro vita con l’aggressività del Coronavirus, che nel bene, perché loro stessi o attraverso i racconti dei loro genitori e dei loro nonni hanno saputo assumere il ruolo rassicurante di rete di sicurezza nell’impatto contro la pandemia. Loro sapevano della guerra, delle catastrofi naturali, del panico e delle paure vissute, durante e dopo le eruzioni vulcaniche, dei terremoti. Nell’elaborazione della paura degli episodi di panico durante i corsi dell’UNITRE frequentati da numerosi migranti ormai tutti nonni, si era discusso non poco della tragedia del Vajont, del Belice, dell’Irpinia.

Si capisce come, nell’alternarsi delle generazioni, i nonni hanno potuto attingere al loro bagaglio di memoria e di saggezza, per donare il loro sapere, rassicurando le generazioni più giovani con esperienze emozionanti e vitali che non ci faranno mai mancare.

È, per così dire, un perpetuare la trasmissione, come avvenuto nei millenni passati, di tutti quei sentimentiaffettivi, protettivi, consolatori, rafforzando il compito istintivo di difendere i più deboli dell’assetto familiare: anziani, malati, le donne e i bambini.

Tutti conosciamo il motto: “prima le donne e i bambini” un messaggio che da sempre passa, attraverso una rinuncia vitale e personale, dai nonni alle generazioni che “devono continuare a vivere “!

Ci pare poco?

Alla fine di questa tribolata pandemia, viene spontaneo riflettere sulla continua costante e indistruttibile disponibilità dei nonni nel dare aiuti concreti alla generazione dei giovani genitori. Accanto alla recente recessione finanziaria vissuta non soltanto in Italia, in Europa ma anche in Svizzera, nelle nicchie di povertà nascosta, molti nonni hanno permesso una silenziosa sicurezza materiale oltre che una valida sicurezza sociale, psicologica ed emozionale all’interno di numerosissime famiglie...

Tornando indietro ai primi mesi della pandemia del Coronavirus, dal marzo-aprile 2020 abbiamo assistito ad alcuni fenomeni nel comportamento della generazione dei nonni e si tratta di alcuni valori che non vorrei passassero sotto silenzio.

Se negli ultimi decenni i nonni hanno sofferto nella lenta perdita di autorità parentale, della dissoluzione generalizzata dei legami di parentela, senza dimenticare il tema scottante dello sciogliersi del clan familiare o la crisi tradizionale del ruolo paterno e dello sradicamento dalla terra di origine e dell’appartenenza negata possiamo sottolineare la fatica che molti di noi più anziani facciamo nell’essere tanto stranieri nel paese di residenza quanto in modo reciproco, anche in quello di origine. E allora non possiamo non sentirci vicino a Dante Alighieri che, a distanza di 700 anni nella sua Divina Commedia nel Canto XVII 58-60 del Paradiso ci rammenta:

“Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale”
E viceversa…

Penso agli eventi che da 75 anni hanno dovuto essere filtrati con grande coraggio, in special modo in emigrazione, da coloro che sono attualmente in carica come nonni. Hanno dovuto traghettare affetto, attaccamento, salute, solido sostegno morale nei confronti dell’impatto con la pandemia, curando e facendo da sponda accogliente ai più giovani, portando avanti e aumentando la loro capacità di adattarsi, di essere flessibili, (o come si dice oggi “essere resilienti” un neologismo di origine inglese ma prelevato dal latino… è di moda!).

Sono sempre loro che valorizzano il più debole della società umana, ovvero il neonato, il bambino e la bambina nella loro singolarità, che aiutano i giovani genitori a staccarsi da loro, ma nel contempo regalano la certezza che si possa sempre contare su di loro.

Infine, sono sempre loro che hanno un atteggiamento sano e risparmiatore nei confronti del consumismo, che salvaguardano l’essere umano dall’individualismo, insomma, salvo le dovute eccezioni, sono loro che garantiscono l’equilibrio davvero difficile in un periodo che ha sfidato tutti, indifferentemente dal genere, età e posizione geografica, toccando e mettendo in pericolo le nostre radici più profonde.

Ma loro, quelli dei piani superiori, c’erano e ci sono.

Grazie nonni

Anna Rüdeberg Pompei


Articolo pubblicato sul mensile insieme di luglio-agosto 2021.