2019 10 workpoorNella società odierna si sta delineando sempre più il ‘Working Poor’, ossia coloro che, nonostante un’occupazione lavorativa, non riescono a superare la soglia di povertà. Secondo quanto è emerso durante un seminario tenutosi a Berna presso la FASA (Fachstelle Sozialarbeit) lo scorso 15 agosto, sono diverse le famiglie in Svizzera con salari bassi, che si trovano a dover far fronte a costi fissi sempre più alti. Ma quali sono i lavoratori maggiormente a rischio di povertà in Svizzera? Si tratta spesso di cittadini stranieri scarsamente qualificati, che vivono in una famiglia monoparentale o in coppia con tre o più figli, impiegati o in settori a bassa produttività con salari minimi, o con particolari condizioni di lavoro (tempo limitato, a chiamata, ecc.) o si tratta di lavoratori autonomi. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche se le donne spesso percepiscono un salario basso, non sono state riscontrate molte differenze nell’ambito del working poor tra donne e uomini, anzi questi ultimi hanno tassi di working poor più elevati; ciò è spiegabile con il fatto che le donne con salario basso hanno un partner che spesso ha un lavoro. Difficile riscontrare la situazione inversa.

Se non fosse per i trasferimenti sociali, il numero di persone colpite da povertà sarebbe sicuramente il doppio. L’assistenza non consiste solo nel garantire un assegno mensile rapportato al bisogno medio del singolo o familiare, ma è mirato ad aiutare le persone a riacquistare la propria autonomia, proponendo loro un percorso di inserimento al lavoro o, in caso difficoltà nel trovare quest’ultimo, di svolgimento di mansioni di pubblica utilità.

Questo sostegno, quindi, riguarda uno stato transitorio, in modo da poter rientrare nel mercato del lavoro e non restare in un prolungato stato di inattività.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di ottobre 2019.