2019 10 populismoPopulismo, populistico sono parole che sentiamo e usiamo quotidianamente, che definiscono in modo generico una variegata gamma di parole, scelte, atteggiamenti, movimenti.

Luigi Gavazzi in suo articolo (www.panorama.it/cultura/ cos’è il populismo e come si riconosce) enumera nove caratteristiche, che spiegano in modo chiaro e concreto la genericità della definizione e aiutano a riconoscere il populismo, con cui si identificano:

1- Il popolo

I populisti dicono di parlare “in nome del popolo”, da cui deriva direttamente, sostengono, la loro legittimazione, in genere, attraverso le elezioni. Solo che questa legittimazione che arriva dal popolo, giustificherebbe, secondo il credo populista, la delegittimazione delle altre fonti di autorità politica previste dalle costituzioni liberali: il Parlamento, le Corti (fino a quelle costituzionali o supreme), il capo dello Stato, i governi locali, a seconda dell’ordinamento del Paese. In sostanza, il populista non accetta il sistema di pesi e contrappesi tipico delle strutture statuali liberali. Una volta ottenuto l’assenso del popolo in un’elezione, per il resto del mandato, niente deve poter fermare/ controllare il governo del popolo.

2 - Gli esclusi dal popolo

I populisti quando parlano del “popolo” dal quale deriverebbe la loro legittimazione, identificano come tale solo una parte del popolo reale. A seconda di dove si trovano e dell’opportunità politico-elettorale della quale vorrebbero approfittare, la loro concezione parziale del popolo esclude tutti o alcuni dei gruppi “esterni”: gli immigrati, le persone di etnia o di religione diversa, di “razza” non bianca, gli intellettuali, i giornalisti, gli altri politici, le élite (con le più varie attribuzioni), uomini e donne con orientamenti sessuali non etero.

Tale concezione del “popolo”, è molto simile a quella del Volk dei nazisti e giustifica il concetto di “nemico del popolo”, usato indifferentemente dai fascismi storici, dal comunismo, da Putin e, recentemente, da Trump nei confronti dei giornalisti, dei democratici, degli intellettuali.

3 - Gli immigrati

Ma i populisti, in questa fase storica, odiano e suscitano odio e paura nei confronti soprattutto degli immigrati, in particolare - in Europa e con Trump anche negli Usa - di quelli di religione musulmana (ma non solo): sono loro la categoria preferita per essere esclusa dal “popolo”. E sulla cui richiesta di “esclusione” - con tutte le conseguenze (cittadinanza, welfare, persino istruzione e sanità) - giocano le carte elettorali.

4 - Destra e sinistra

Anche se in Europa (e negli Stati Uniti del trumpismo) “populismo” è soprattutto associato a movimenti, temi, linguaggi tipici della destra nazionalista, il populismo ha anche varianti di sinistra.

Per esempio i populisti di sinistra sudamericani: da quello, esemplare, nelle sue caratteristiche, di Hugo Chavez in Venezuela a quello più moderato di Evo Morales in Bolivia.

Principale differenza fra il populismo di destra e quello di sinistra è la diversa concezione di “popolo”: quello di sinistra tende a essere “inclusivo”, tende cioè a estendere le categorie sociali che rientrano nel “popolo”, anche se quasi sempre ci sono ceti che vengono comunque escluse dal popolo dai populisti di sinistra; mentre a destra il concetto è più ristretto, chiuso, esclusivo, a volte su base addirittura razziale.

John B. Judis, autore e giornalista americano, ha scritto che mentre il populista di sinistra ha un solo nemico: l’élite, il populista di destra odia l’élite e i ceti sociali che pensa che siano favoriti dall’élite.

5 - Economia

I populismi contemporanei giocano molto sul disagio provocato dagli smottamenti economici conseguenza della globalizzazione: “Nessuno vi lascerà più indietro”, urlava Trump ai fan in campagna elettorale. Più o meno ciò che dice Le Pen ai ceti medi e operai della provincia francese.

Ma questa attenzione per il disagio economico è figlia dell’idea parziale di popolo che abbiamo visto in precedenza (punto 2): riguarda i bianchi, la “white working class”, o i “veri francesi”, e così via. Giusto per escludere tutti gli immigrati che, notoriamente, sono i più sfruttati, sottopagati, ricattati sui luoghi del lavoro.

Anche oggetto di scarsa attenzione sono altri che pagano più la globalizzazione: i giovani precari impiegati nei servizi, per esempio.

6 - Contro il pluralismo

I movimenti populisti non sopportano il pluralismo, la struttura pluralista della democrazia liberale con i contrappesi all’esecutivo; siano istituzionali - come l’ordine giudiziario, il Parlamento (cfr. 1), siano sociali: i media liberi e critici, le organizzazioni della società civile, i partiti, gli intellettuali indipendenti.

7 - Uniformità culturale e religiosa

L’ostilità al pluralismo dei populisti si manifesta anche nella variante “culturale” del populismo: esso ama, pretende, l’uniformità di lingua, religione, comportamenti sessuali, orientamenti sulle libertà individuali.

8 - Contro gli intellettuali

Da quanto abbiamo visto deriva anche l’ossessione anti élite dei populisti. Ossessione che è in realtà anche e soprattutto una manifestazione dell’ostilità generalizzata contro la cultura, i media, gli intellettuali, gli scrittori, il cinema: persone che hanno due peccati fondamentali agli occhi del populista: disprezzano, a suo dire, la gente del popolo (inteso nel senso esclusivista di 2) e sono dei privilegiati e poco importa che sia stato o meno il talento a renderli dei privilegiati. Anche il rifiuto degli “esperti”, che sconfina in deliri anti-scientifici, per esempio contro i vaccini, è in parte frutto dell’ostilità contro gli intellettuali e la cultura.

9 - Il linguaggio

Il linguaggio dei populisti è sempre aggressivo, scorretto, semplificato, povero, emotivo, banale, violento, oltre la decenza e il rispetto per gli avversari.

Più insulta e aggredisce, più i sostenitori del tribuno populista si convincono che manterrà davvero le promesse fatte. Quindi il populista, in un certo senso, è obbligato, anche una volta al potere, a mantenere una campagna elettorale permanente: aiuta a identificare il nemico, a tenere unite le fila dei seguaci e conferma loro che mantiene le promesse.

Queste caratteristiche ben chiaramente descritte sono più o meno accentuate a seconda dei vari paesi, delle loro forme di governo, della loro cultura, della loro storia. Non è difficile comprendere come il populismo abbia campo libero o facile nei momenti di crisi sociale, di scontentezza, di paura e la storia, oltre ai fatti contemporanei, ce lo insegna.

Riferendoci al punto 7 è naturale pensare al ripetuto uso di simboli religiosi cui abbiamo recentemente assistito in Italia.

Il populismo politico ha bisogno di simboli e li attinge all’antico immaginario religioso; “si appropria – scrive Nicola Colaianni (“Populismo, religione, diritto” – Questione giustizia 1/2019) – dei simboli, delle idee convenienti alla sua visione, che sono quelli portati avanti dalle correnti tradizionaliste e conservatrici”.

Un intreccio tra popolo politico e popolo religioso per ripristinare valori che si ritengono perduti. Ma valori che riguardano le coscienze non possono essere usati nella loro funzione strumentale. Non è possibile una restaurazione per via politica della patria, del matrimonio e della famiglia.

I valori si ripristinano con la libertà, l’educazione, l’esempio, la coerenza.

Evangelismo radicale, tradizionalismo cattolico e partiti populisti si ritrovano invece uniti contro i nemici: dall’aborto, al matrimonio gay, all’islam, al fine vita, al diverso che fa paura...

Il rispetto di tutti e delle idee di tutti, delle diversità culturali e religiose, l’umanità, sono alla base della democrazia e sono segno di un giusto atteggiamento cristiano, il che non esclude una chiara presa di posizione in campo morale.

Non mi permetto di giudicare la fede o la coscienza di nessuno, ma non posso accettare la strumentalizzazione della religione ai propri fini politici e di potere: giurare sul Vangelo in una campagna elettorale, sventagliare la corona del rosario in un comizio, e ringraziare la Vergine Maria dopo l’approvazione di un decreto che chiude i porti ai profughi e non solo, ci sembra, per essere gentili, quanto meno fuori luogo. Mi piacerebbe raccomandare a chi lo ha fatto di rileggersi la preghiera di Maria, il Magnificat:… “ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”…


Articolo pubblicato sul mensile insieme di ottobre 2019.