2019 12 Immacolata1Già celebrata dal secolo XI, la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si inserisce nel contesto dell’Avvento e del Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con la memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore.

Immacolata Concezione significa che la Vergine Maria, pur essendo stata concepita dai suoi genitori (sant’Anna e san Gioacchino) così come vengono concepite tutte le creature umane, non è mai stata toccata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Ciò perché la Vergine Maria non solo avrebbe dovuto concepire il Verbo incarnato e quindi portare con sé, nel Suo Grembo, il Dio fattosi uomo; ma anche perché avrebbe dovuto dare al Verbo incarnato la natura umana. Cristo è vero Dio ma anche vero uomo, nell’unico soggetto che è divino. Perciò, non si può pensare che Dio, somma perfezione e somma purezza, possa aver ricevuto la natura umana da una creatura toccata – anche se brevemente – dal peccato e, quindi, in quanto tale, soggetta in qualche modo all’azione del Maligno.

Il dogma fu promulgato nella Cappella Sistina dal beato Pio IX l’8 dicembre 1854. Il Pontefice, durante il suo esilio in Gaeta (1849-1851) – dovuto alla Rivoluzione mazziniana che nel 1848-1849 aveva portato alla costituzione della Seconda Repubblica Romana, per sua natura massonica e anticristiana – aveva fatto voto in una cappella dedicata all’Immacolata che, qualora avesse ricevuto la grazia del ritorno a Roma e del ripristino dell’ordine cristiano nell’Europa allora sconvolta dalla Rivoluzione, avrebbe appunto impegnato tutto se stesso nell’attuazione della proclamazione del gran dogma mariano. Come Pio IX ebbe poi a dire, sentì tale esigenza come una chiamata interiore, che ricevette mentre era assorto in preghiera dinanzi all’immagine dell’Immacolata.

Vari i motivi per cui il dogma è stato promulgato solo nel diciannovesimo secolo.

Innanzitutto perché il dogma dell’Immacolata Concezione è un dogma di approfondimento della Rivelazione (approfondimento vuol dire che è comunque contenuto implicitamente nella Rivelazione) per cui era naturale che tale approfondimento avvenisse nel corso della storia. Inoltre perché tale dogma fu una risposta all’influenza illuminista (prima) e positivista (poi) che affermavano una sorta di “immacolata concezione” dell’uomo.

Si tratta del mito del buon selvaggio secondo cui l’uomo sarebbe in natura buono ma poi verrebbe rovinato dalle strutture sociali. La conseguenza di questa errata antropologia era il ritenere che la soluzione di ogni male non stesse prima di tutto nella conversione del cuore dell’uomo ma solo nella teorizzazione di ideologie rivoluzionarie e utopiche atte a realizzare una sorta di “paradiso sulla terra”. Ebbene, il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854 e la sua conferma venuta dall’Alto che si avrà quattro anni dopo a Lourdes (La Vergine si presentò a Bernadette con queste testuali parole: “Io sono l’Immacolata Concezione”), furono una risposta cattolica a questo errore. Se la Vergine Maria è stata concepita immacolatamente vuol dire che tutti gli altri uomini nascono macchiati dal peccato. E la salvezza non ci viene dalla scienza o dal progresso, ma solo dalla grazia divina e dalla nostra adesione – di fede e di opere – alla Redenzione di Cristo. Occorre aggiungere anche che il fatto che si sia atteso tanto tempo prima di promulgare il dogma, è fattore ulteriormente accertativo della validità della decisione di Pio IX, in quanto fu frutto di secolari discussioni teologiche, che, pur basate su iniziali posizioni distanti, portarono però alla scoperta della verità sulla materia del dogma. Inoltre, un altro fattore decisivo, era costituito dal fatto che ormai già da secoli, ovunque nella cattolicità, si venerava Maria anche sotto il titolo di Immacolata, e centinaia erano le cappelle già consacrate al suo immenso privilegio. Proprio in una di queste, come detto, il beato Pio IX ebbe la suggestione di giungere alla grande epocale decisione del dogma.

2019 12 Immacolata2Nemica del male amata per sempre

L’Immacolata e la nostra umanità

Le parole di Ermes Ronchi (da Avvenire, 08.12.2009) ci aiutano a comprendere e vivere con consapevolezza la festa grande dell’Immacolata Concezione.

“Vergine, se tu non riappari / anche Dio sarà triste” (Davide Turoldo). Se tu non riappari come alfabeto di speranza, come modello d’umano, il cristianesimo si fa triste, impoverito di tutta la dimensione gioiosa e danzante del Magnificat, della dimensione gratuita e festosa del vino di Cana, di un Dio che privilegia non lo sforzo, ma il dono. Si impoverisce del primo annuncio dell’angelo a Maria: “Kaire, sii lieta, sii felice, tu sei colmata di grazia”.

Questa parola mai risuonata prima nella Bibbia, quel nome inaudito - Piena di grazia -, che ha il potere di stupire Maria perché nulla di simile aveva mai letto nel Libro, significa: tutto l’amore di Dio è su di te; significa: il tuo nome è “amata per sempre”.

L’annuncio dell’angelo si estende da Maria a ogni credente: gioisci, il tuo nome è “amato per sempre, amato mistero di peccato e di bellezza”. In un mondo di disgrazia è possibile ancora trovare grazia, anzi è la grazia che trova noi.

Questo nodo di ombra e di luce che compone la nostra umanità profonda, è affiorato alla coscienza della storia in molti modi, ad esempio nella architettura del romanico pisano e senese: sulle facciate, sulle fiancate, sui pilastri, sugli archi di queste chiese si alternano linee di pietre bianche e linee dal colore dell’ombra: verde scuro o nero.

Questa alternanza di luce e di notte è la trascrizione sapiente della profonda conoscenza dell’uomo che il grande Medioevo conservava. Il bianco e il nero che si alternano in ogni persona umana, il bene e il male che intrecciano profondamente le loro radici nel cuore, spesso in modo inestricabile, in Maria non ci sono, lei è l’inizio dell’umanità finalmente riuscita.

“Non temere, Maria”, aggiunge l’angelo. Lei è la donna senza paura. La paura entra nel mondo dopo il peccato.

Nel paradiso terrestre Adamo parla con Dio e con il serpente, e non ha paura. Poi volta le spalle a Dio, e la prima emozione che prova è la paura: mi sono nascosto, ho avuto paura. Gli occhi della paura, la percezione di pericolo nascono con il male, perché il peccato è minaccia per la vita, è l’anti-vita.

Prima della caduta niente e nessuno era pericoloso per la vita, niente minaccioso. Il peccato porta il suo triste corteo di paure, perché in qualche modo percepiamo che è pericoloso per la vita, è diminuzione d’umano, sottrazione di esistenza.

Tuttavia Immacolata non significa preservata dalla lotta.

Anche Lei ha lottato con il serpente, ha conosciuto la fatica del credere, la crescita nella fede, la noia del quotidiano, il dolore lacerante e poi l’abbraccio pacificante.

Immacolata non significa senza tentazioni o senza fatica del cuore. Anche Eva era immacolata, eppure è caduta, con il cuore diviso.

I dogmi che si riferiscono a Maria riguardano anche noi, sono la grammatica per capire l’umanità, per parlare la lingua di ogni uomo, perché il suo destino è il nostro. Celebriamo con l’Immacolata la festa di tutta la luce sepolta in noi e che dobbiamo liberare. Festa delle radici sante e profezia del nostro destino: “amati e santi”, santi perché amati (Rom 1,7).

Piena di grazia la dice l’angelo, Immacolata la proclama il popolo cristiano ed è la stessa cosa. È bello risentire oggi, da Dio e dal suo angelo, i due nomi di Maria e, in Eva, di ogni creatura: nemica del male e amata per sempre. E ascoltare, in pagine piene di ali e di fessure sull’eterno, l’inedito: una donna che parla con Dio e con gli angeli come un profeta o un patriarca. E per la prima volta, nei dialoghi con il cielo, è a una creatura della terra che spetta l’ultima parola.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di dicembre 2019.