2021 01 linguaggio2Una questione di linguaggio

Più di 90’000 iscritti al suo canale youtube e quasi 80’000 followers su instagram. No, non stiamo parlando di Chiara Ferragni o del nuovo influencer del momento. È Don Alberto Ravagnani, giovane parroco della provincia di Varese e molto attivo sui social. “Sono un prete. Vivo in oratorio. Insegno a scuola. Ogni tanto faccio cose sui social” si legge sulla sua bio (biografia!) su instagram. Con lo slogan “W la fede”, don Alberto avvicina la Chiesa al mondo dei più giovani, traducendo il messaggio del Vangelo nel nuovo linguaggio parlato dai millennials. Di seguito vi propongo la trascrizione di alcuni tratti dei suoi video, che ritrovate integralmente su youtube e che vi invito a visualizzare. Nei primi due, don Alberto ci spiega l’importanza di questi nuovi mezzi di comunicazione. Il terzo vuole essere un esempio di come trasmettere principi fondamentali della fede nel nuovo linguaggio dei giovani.

La Chiesa sta sbagliando? Cosa ho capito grazie a youtube

La Basilica e la piazza di San Pietro rappresentano sicuramente il cuore della cristianità. Qui tutto parla della fede cristiana: le migliaia di chiese presenti, le iscrizioni su tutti i muri, ogni sanpietrino di Roma racconta di una fede che ha varcato i secoli ed è arrivata fino ad oggi. Sicuramente il passato del cristianesimo è stato glorioso e Roma ne è proprio l’evidenza. Adesso però non è più così. Non c’è dubbio che la fede ha cambiato la storia. Il messaggio di Gesù, tramandato di generazione in generazione ha fatto cambiare il cuore di tanti e tantissimi uomini nel corso dei secoli, e cambiando il cuore degli uomini il Vangelo ha cambiato il mondo. Non ci importa di riportare il cristianesimo ai fasti del passato. Però sicuramente mi interroga il fatto che oggi sempre più persone si allontanino dalla fede, come se non riuscissero a cogliere il valore rivoluzionario che il Vangelo può avere nella vita delle persone. I più giovani in particolare si allontanano dalla fede. Forse a motivo della Chiesa, di come la Chiesa di è posta, dell’immagine che ha lasciato di sé. Il problema forse non è solo la Chiesa, ma è il salto culturale che da qualche decennio a questa parte ha allontanato i giovani dagli adulti. I padri e le istituzioni fanno fatica a parlare il linguaggio dei più giovani e i giovani fanno fatica a dare credito alle istituzioni quando parlano. Questo è un problema, soprattutto quando si parla della Chiesa, che è l’istituzione per eccellenza, perché è la più stabile, la più gerarchica, la più evidente. Ma proprio qui, in piazza San Pietro, davanti alla basilica che è il cuore della cristianità io mi faccio questa domanda. Accanto alla casa di papa Francesco mi faccio questa domanda: Davvero il messaggio di Gesù oggi non è più capace di parlare al cuore dei giovani che desiderano avere successo, che desiderano essere felici, che desiderano raggiungere i propri obiettivi di vita? La mia esperienza su youtube mi ha permesso di capire alcune cose che secondo me sono molto interessanti. La prima: moltissime sono le persone che sono riuscito ad intercettare con i miei video e tantissimi sono quelli che mi hanno scritto. Tanta gente che si dice atea o che si dice critica nei confronti della Chiesa. Perché? Perché il Vangelo è una buona notizia per tutti, il problema è che dobbiamo trovare un modo nuovo per dirlo. Non si tratta di dire cose nuove, ma di dire le solite cose di sempre, la stessa buona notizia di sempre, con un linguaggio nuovo, il linguaggio che i giovani parlano oggi. […]

2021 01 linguaggio1I giovani sono social e va bene così

La sfida è quella di affrontare il rapporto tra giovani e adulti, due generazioni che fanno sempre più fatica a comunicare fra di loro, senza tralasciare ovviamente la questione dei social networks e di come vadano compresi, per riuscire a comprendere anche il mondo di chi li usa. È sui social, infatti, che i grandi possono intercettare tanti ragazzi e, perché no, comunicare a loro qualcosa di veramente importante. Persino la fede, volendo. O per lo meno, questo è quello che cerco di fare io, che vivo in oratorio a stretto contatto con tanti giovani e che sono presente anche sui social, dove riesco a raggiungerne tanti e tanti altri. Il punto è proprio questo: i giovani oggi vivono anche sui social network. Chi più, chi meno, ma tutti li usano. Anche solo per copiare i compiti di scuola. Instagram, Facebook, TikTok, YouTube sono ormai parte della nostra quotidianità e anche se non ci piace, è così. Anzi, a molti di sicuro non piace, e per certi versi hanno pure ragione, perché i social sono pieni di spazzatura e di rischi, lo sappiamo. Però, io sono pronto a scommettere che i social possano essere il luogo dove in realtà ci può essere qualità. È una questione proprio di mezzi di comunicazione: prima la cultura viaggiava su altri canali, no? Nella letteratura, poi è arrivata la televisione, e i social network sono un contesto abbastanza giovane, per i giovani, dove per tanto tempo ci sono stati solo ragazzini e basta, con l’intento di passare il tempo, di divertirsi. Adesso, in realtà, il livello si sta un po’ alzando, perché quelli che hanno iniziato a stare sui social network quando erano ragazzini mo sono giovani, adulti, hanno una vita e hanno capito il potere di questi mezzi e hanno la possibilità adesso di portare dei contenuti molto positivi.

Cioè, capisco che c’è un livello infimo, però c’è anche un livello medio, un livello alto, un livello altissimo… Però la forza dei social è che poi i contenuti sono a livello di tutti.

Ciascuno ha la possibilità di fare delle cose fighissime e di renderle disponibili alle folle. […]

A cosa serve pregare?

Serve o no pregare? Papa Francesco è uscito dal vaticano ed è andato in due chiese per pregare dio affinché faccia finire quest’epidemia di coronavirus. L’arcivescovo di Milano è salito fin sul tetto del duomo per chiedere l’intercessione della madonna, l’altra sera tutta la Chiesa ha pregato il rosario, ieri a mezzogiorno il papa ha voluto pregare il padre nostro con tutti quanti… Ma sta veramente cambiando qualcosa? Ce lo staremo chiedendo no? A scuola i miei alunni me l’hanno chiesto: “Prof, ma a che serve pregare?”. Proviamo a rispondere allora, non tanto per sciogliere ogni dubbio, ma per trovare qualche ragione per continuare a pregare oppure per iniziare a farlo. C’è una premessa fondamentale per farlo: pregare non è dire le preghiere.

Sì, da bambini ci insegnavano a dire le preghierine, però questo andava bene finché avevi dieci anni, poi uno cresce, cambia il corpo, cambiano le emozioni, cambia l’intelligenza, a scuola studi materie nuove, diventi grande ed è giusto che anche la fede cambi. Le preghierine che dicevi quando avevi dieci anni forse non vanno più bene a sedici anni, tanto meno a trent’anni o a cinquant’anni… Pregare non è nemmeno provare un’emozione forte nella pancia, sentire un po’ di pace per un istante, non è nemmeno una tecnica di meditazione e nemmeno fare delle riflessioni particolarmente acute sull’esistenza. Pregare è entrare in contatto con Dio. Attenzione però! Ogni contatto con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è contatto con Dio. Insomma: pregare non è solo dire le preghierine. Pregare non è nemmeno fare le magie. Se chiediamo a Dio di fermare la pandemia di certo non ci aspettiamo che di punto in bianco il cielo si apra e piova un esercito di angeli con i vaccini contro il coronavirus, ovviamente. Papa Francesco non è Albus Silente, nessuno di noi è Harry Potter e non esiste una bacchetta che possa fare le magie. La preghiera non cambia la realtà, ma cambia te stesso. È come prendere il sole in spiaggia, se stai tanto tempo sotto il sole alla fine ti abbronzi. Se stai tanto tempo sotto il sole di Dio alla fine ti trasfiguri. Davvero. Se ti senti voluto bene questo ti cambia, e si vede. Quindi non possiamo pensare che Dio debba vivere al posto nostro, e fare le cose al posto nostro.

La preghiera non cambia la realtà, cambi tu, se preghi. […]

Diffondete il Vangelo!

Con i suoi video e i suoi contenuti multimediali Don Alberto mette in pratica le parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani dell’Istituto Universitario Salesiano, ovvero quello di diffondere il Vangelo anche con i social.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2021.