2021 01 resilienzaResilienza, forza d’animo, fiducia in Dio

Il vocabolo resilienza è presente nella nostra lingua dal XVIII secolo, ma da qualche anno il suo uso si è fatto più frequente, coinvolgente e ricercato.

La parola, la cui origine risale al verbo latino “resilire” (= saltare indietro) indicava inizialmente la capacità di una materia di resistere a una rottura dinamica assorbendone l’energia, per poi tornare alla condizione di partenza. Il termine è stato poi utilizzato in vari campi, dalla biologia all’ecologia, dall’informatica alla sociologia e, più frequentemente, in psicologia.

In ambito psicologico la resilienza può essere definita come la capacità di adattarsi in modo positivo ad una condizione negativa e traumatizzante.

In tempo di pandemia, di fronte al Covid-19, ospite inatteso, sconosciuto, pericoloso, che ha sconvolto la vita della popolazione di ogni continente, la resilienza è qualità quanto mai attuale e primaria e molto se ne parla.

Tanti fattori contribuiscono a essere resilienti, alcuni individuali, quali l’ottimismo, l’autostima, la capacità di risolvere i problemi e quella di comunicazione, il senso dell’umorismo e l’empatia; altri sociali e di relazione. Ci sono persone naturalmente resilienti e persone che possono diventare tali, cambiando la visione di sé, degli altri, del mondo. La resilienza esprime la voglia e la volontà di combattere ed è altro dalla resistenza, che ha una connotazione passiva.

Tempo addietro mi è capitato di leggere l’articolo di uno psicoterapeuta (P.Riccardi D’Alise, notiziecristiane. com), in cui l’autore, uomo di fede, accostava alla resilienza la forza d’animo, molto simili, ma concernenti piani diversi. La sua idea mi è piaciuta e la condivido brevemente.

I processi conoscitivi, emotivi e esistenziali caratteristici della resilienza si riferiscono alla sfera fisico-psicologica; alla loro completa attuazione contribuisce la forza d’animo, che va oltre la sfera emozionale perché appartiene all’ambito della spiritualità.

Quando ci troviamo in una situazione di sofferenza, frustrazione, angoscia, la forza d’animo fa la differenza, sostenendo i processi psicologici con una fede, una certezza, una fiducia di poter reagire.

Gli esempi biblici sono tantissimi. Giobbe, con la sua pazienza, ci ammonisce a non mollare mai di fronte al destino avverso, sebbene lamenti: “Non ho tranquillità, non ho requie, non ho riposo e viene il tormento”. (Giobbe 3,20)

Potenti le parole di fede del salmista (salmo 17), che afferma l’origine divina della sua forza e della sua liberazione: “Signore mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici; già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali. Nel mio affanno invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, al suo orecchio pervenne il mio grido”.

Ogni essere umano ha in sé, in nuce, la forza d’animo, occorre però riconoscerla, farla crescere e la fede è una marcia in più.

Dice il profeta Isaia: “Egli dà forza allo stanco e accresce vigore a colui che è spossato” (Is 40,29) e S. Paolo, la cui vita non è stata avara di sofferenza: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13).

Per accrescere la resilienza, che ci aiuta a non abbatterci, dobbiamo lavorare sulla nostra identità; la forza d’animo, che ci stimola all’azione, abbisogna di sapere per cosa lottare e credere.

Paradigmatico e commovente il racconto evangelico dell’emorroissa, una donna povera, esclusa umiliata per la sua malattia che la rende impura, crede fermamente e lotta sgomitando tra la folla per toccare Gesù. “Coraggio, figlia mia! La tua fede ti ha salvata” è la risposta del Cristo.

Vinta la tentazione di chiuderci e ripiegarci su noi stessi, lavorando sulle potenzialità della nostra psiche, sorretti dalla fiducia in Dio e dalla sua Grazia, psicologicamente e spiritualmente più forti, nella sofferenza possiamo tornare a sperare, a credere nella possibilità di rinascere, ad accettare l’eventualità di cambiamenti, a ritrovare nuova energia per agire. Il re Davide ne è sicuro, quando raccomanda al figlio Salomone: “Sii forte, coraggio; mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perché il Signore, mio Dio, è con te. Non ti lascerà e non ti abbandonerà, finché tu non abbia terminato tutto il tuo lavoro per il tempio” (1 Cronache 28,20).

Ilia Bestetti Izar


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2021.