2021 09 progettopastoraleRipartire nel segno della fiducia

Nella riunione del 26 giugno scorso, il Consiglio Pastorale ha fatto una verifica dell’anno appena concluso e ha rifocalizzato alcuni obiettivi per il nuovo che stiamo iniziando.

La parola che mi sento di mettere al centro per l’anno pastorale 2021-2022 è: FIDUCIA. Proviamo a declinarla in diverse forme, anzitutto come fiducia in Dio, che guida la storia (personale e comunitaria) con mezzi e tempi non sempre per noi facili da capire. Crediamo che Dio non solo sia presente nella storia, ma che – da Padre misericordioso qual è – se ne prenda cura, la orienti e la accompagni verso il suo fine.

Il nostro cammino, anche se a volte è confrontato con la fatica e la sofferenza, non è un vuoto movimento, ma un procedere lento verso il suo compimento. È importante, quindi, che come comunità di fede ci mettiamo in ascolto della parola di Dio, per cogliere in essa la segnaletica fondamentale e orientarci in questo nostro procedere. Nella preghiera personale e comunitaria, nell’adorazione e nelle Lectio troveremo anche quest’anno la verifica dei passi fatti e lo slancio verso i nuovi che ci attendono.

Dalla fiducia in Dio dobbiamo poi passare alla fiducia reciproca. Dio non opera da solo, ma ha bisogno di noi, con le nostre povertà e ricchezze. È per questo che la comunità dev’essere luogo in cui le relazioni nascono, maturano e si sviluppano. La crisi pandemica ci ha dato tante occasioni per rivitalizzare la fiducia nella comunità e per far sentire che essa è presente (penso in modo particolare ai progetti per gli anziani, per gli ammalati e per le persone economicamente bisognose), perché vogliamo che nessuno sia lasciato solo o distante. La comunità è chiamata a divenire costruttrice di rapporti di qualità, secondo l’invito del Papa ad essere “artigiani delle relazioni”. L’anno della famiglia che stiamo vivendo ci offre l’opportunità di mettere al centro non il singolo individuo, ma la famiglia nel suo insieme. Il progetto intergenerazionale, che ha come finalità il creare ponti tra i bambini e gli anziani, verrà ampliato e sviluppato con nuove proposte e iniziative. La catechesi familiare, la Messa per le giovani coppie con bambini in età 0-5 anni, la preparazione alle tappe sacramentali, la celebrazione degli anniversari di matrimonio (28 novembre) e le varie celebrazioni religiose settimanali saranno il segno che la “famiglia cristiana” riprende ad abitare con fiducia gli “spazi” della Missione, che non devono essere identificati con le mura fisiche, ma come “spazi relazionali”, in cui i volti si incontrano, si (ri)conoscono e, dialogando, si arricchiscono. Vogliamo impostare la nostra pastorale “in uscita”, come ci ha detto papa Francesco nella Evangelii Gaudium, cioè andando verso le persone e non aspettando che vengano da noi. La fiducia si costruisce con la prossimità e non ci mancano le idee, i progetti e le iniziative per andare incontro alle persone, per esempio, telefonando a chi non sentiamo da tanto tempo o con una visita in famiglia, in ospedale, nella casa di riposo, oppure ancora attraverso la solidarietà, tramite il progetto missionario e i progetti per i rifugiati. In particolare, vorrei raccomandare quest’anno la preghiera nelle case: la pandemia, se da un lato ha ridotto le celebrazioni comunitarie, dall’altro ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la preghiera in famiglia. Vorrei che questa esperienza non venga dimenticata, soffocata dalla frenesia della vita sociale e culturale che è già ripresa a ritmi elevati.

Custodiamo questa bella e buona pratica di pregare insieme: al mattino prima di iniziare il lavoro, prima dei pasti e alla sera prima di addormentarci. Una famiglia che si ritrova nel nome del Signore è la prima forma di chiesa domestica.

Un’ultima declinazione della fiducia (non meno importante rispetto alle altre) è quella verso le istituzioni civili e religiose. La Missione non è un’isola e non si isola. Siamo chiamati a tessere relazioni di fiducia con tutti gli uomini e le donne di buona volontà che in varie forme e da varie prospettive lavorano per prendersi cura della Casa comune e per realizzare – forse inconsapevolmente – il Regno di Dio. Auguro a tutti i gruppi della Missione di tessere relazioni di qualità col territorio, certi che tutto arricchirà anche il nostro cammino comunitario.

Buon cammino, cara comunità, e, come mi ripete sempre mia mamma, “che la Madonna ci accompagni”.

P. Antonio G.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2021.

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