2021 10 dipendenze2Vorrei iniziare con una storia.

Nel 1977 avevo 17 anni e a Roma, nella mia città, ho visto tanti miei amici cadere nel consumo di eroina. Ho avuto fortuna e una famiglia presente alle spalle che mi ha impedito di fare la stessa fine.

Mio padre (che capiva il mio disagio) mi fece leggere un articolo sull’Espresso che parlava di una “Università della Strada” organizzata dal Gruppo Abele di Torino. Era uno dei primi tentativi in Italia di rispondere concretamente ad una epidemia da eroina che avrebbe falciato generazioni intere.

Partii quella stessa estate e frequentai il primo corso di quella strana Università, cosi conobbi don Luigi Ciotti che ancora oggi annovero tra le persone a cui devo molto. Quell’estate, pur non sapendolo, feci la mia scelta da che parte stare.

Da lì è partito il mio percorso che poi è diventata una professione e che dura da più di 40 anni. Quarant’anni sono tanti.

Negli anni ‘70, ‘80 e ‘90 la comunità italiana in Svizzera è stata fortemente colpita dal problema delle droghe pesanti. Molti giovani ne sono stati segnati. Molti genitori hanno dovuto reagire.

Da allora il mondo delle droghe e delle dipendenze è cambiato perché i nostri comportamenti sono cambiati. Contrariamente al senso comune le vere sostanze killer oggi giorno non sono più le droghe pesanti. Sono invece l’alcol e il tabacco.

Muoiono ogni anno in Svizzera 9’600 persone per consumo di tabacco. Ne muoiono 1’600 per consumo di alcool. Sono invece poco meno di cento i morti annuali per consumo di eroina.

Il problema è che i soldi investiti per la prevenzione sono bazzecole rispetto alle risorse miliardarie delle grandi compagnie del tabacco e dei produttori di alcool. Servirebbero misure preventive più forti ma la politica fa fatica a schierarsi contro tali multinazionali.

Oggigiorno non sono le sostanze il solo problema nelle dipendenze. Recentemente la dipendenza patologica da videogiochi è stata inclusa tra le patologie nel manuale di diagnosi denominato DSM-5. Si tratta di dipendenze da gioco sia online che offline.

2021 10 dipendenze1Ci sono attualmente in Svizzera circa 200.000 persone a rischio, in maggioranza maschi, giovani e meno giovani, che giocano in modo eccessivo con denaro online.

Non è facile orientarsi nella giungla dei media digitali. Tra l’1 e il 4% della popolazione dai 15 anni in su (tra 70.000 e 300.000 persone) usa internet in modo problematico. Senza voler colpevolizzare i videogiochi che possono avere anche una valenza educativa, i prodotti con sistemi di acquisto online in particolare devono essere classificati come rischiosi. Qui il confine con il gioco d’azzardo diventa confuso. Sono necessari una regolamentazione mirata e molta educazione. I genitori e le scuole devono essere molto più attivi per proteggere le giovani generazioni.

Ma cosa può significare per i genitori essere attenti a tali situazioni?

Io credo che non esistano parole magiche e ogni genitore deve trovare la sua strada.

Però è importante trovare tempo per informarsi su questi temi.

Il tempo trascorso con i propri figli è la migliore prevenzione. Tempo per parlare, leggere assieme, giocare, discutere… al limite anche animatamente. Quando in una famiglia parla solo la televisione o il computer… allora c’è da preoccuparsi! E poi credo che un modo saggio per preparare i nostri figli ad “essere nel mondo” è quello di dargli valori robusti. Radici forti che li possano ben piantare al terreno, in modo da riuscire a restare in piedi quando il vento tira forte, quando la vita gioca brutti scherzi. Ma i valori robusti non possono essere acquistati. Soprattutto non hanno a che fare col denaro. Vanno cercati, vanno scovati. Oggi non è facile creare valori forti. Paradossalmente era più facile per i nostri genitori, addirittura per i nostri nonni.

Per i genitori di oggi è più difficile. Meglio allora non solo informarsi ma trovare tempo per “formarsi”. Investire il proprio tempo per approfondire cosa voglia dire essere genitori oggi. Ci sono corsi di formazione per aiutare a capire cosa sia importante considerare nel rapporto tra i nostri figli e il tema delle dipendenze. Oggi viviamo in una società detta dell’apparenza: l’importante è mostrare e non essere. Ebbene, nell’essere genitore non si può barare, non si può recitare una parte: nella relazione con i propri figli si è quello che si è, nel bene e nel male. Allora vale la pena prendersi tempo, ridefinire le priorità e migliorare la relazione migliorando noi stessi. Non è cosa poco… ma nevale la pena.

Umberto Castra


Articolo pubblicato sul mensile insieme di ottobre 2021.