2021 12 avventoLo scorso 28 novembre è iniziato il cammino liturgico in preparazione al santo Natale, il periodo dell’anno che tutti chiamiamo Avvento. È un periodo di preparazione alla venuta di Gesù, un momento di attesa. Ricordo che, quando ancora studiavo la lingua spagnola a scuola, mi ero sorpreso del fatto che attendere in spagnolo si traducesse con il verbo esperar. Ripensandoci, è bello vedere come questo termine racchiuda in sé il significato di aspettare e di sperare allo stesso tempo.

Perché l’avvento è proprio questo: un’attesa carica di speranza.

In questo periodo ci prepariamo spiritualmente alla venuta del bambinello tra di noi, ci prepariamo ad accogliere la sua luce e a ricevere in noi la sua infinita speranza e bontà. Ci prepariamo all’intima festa del Natale addobbando le nostre case. Tra gli addobbi, sono tanti i richiami all’attesa, alla speranza e al cammino. La ghirlanda con le quattro candele e il calendario dell’avvento non sono altro che la manifestazione dell’attesa, un antico countdown che segna l’avvicinarsi della venuta di Gesù in terra. Le luci delle candele sono simbolo della speranza mentre il presepio, oltre ad essere rappresentazione del vangelo, ci ricorda che siamo tutti in cammino verso quell’umile grotta in cui è nato il salvatore.

Per rappresentare questa speranza, ci viene spesso in aiuto l’arte, come ha ricordato anche il Santo Padre nel suo discorso di saluto agli artisti del concerto di Natale dell’anno scorso. Nel suo discorso, papa Francesco ha definito gli artisti come «custodi della bellezza del mondo» ringraziandoli per la loro solidarietà. Francesco ricorda come, per trasmettere verità e bellezza e quindi infondere gioia al nostro cuore siano necessarie mani pure e disinteressate. Verità e bellezza sono inoltre, così Francesco, frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. Una bellezza che ci appare compiuta e finita nell’umiltà del Presepe.

Papa Francesco riconosce tre movimenti principali nella creazione artistica: un primo movimento è quello dei sensi, che sono colti da stupore e da meraviglia. Si tratta di una dinamica iniziale, esteriore, che ne stimola altre più profonde. Il secondo movimento tocca infatti l’interiorità della persona. Una composizione di colori o di parole o di suoni ha la forza di toccare l’animo umano, riesce a risvegliare memorie, immagini, sentimenti...

“Ma il movimento generativo dell’arte non si ferma qui. C’è un terzo aspetto: la percezione e la contemplazione del bello generano un senso di speranza, che si irradia anche sul mondo circostante. A questo punto, il movimento esteriore e quello interiore si fondono e, a loro volta, incidono sulle relazioni sociali: generano l’empatia capace di comprendere l’altro, con cui tanto abbiamo in comune. Si tratta di una socialità nuova, non solo vagamente espressa ma percepita e condivisa.

Questo triplice movimento di meraviglia, di scoperta personale e di condivisione produce un senso di pace, la quale – come testimonia San Francesco d’Assisi – ci libera da ogni desiderio di dominio sugli altri, ci fa comprendere le difficoltà degli ultimi e ci spinge a vivere in armonia con tutti. Un’armonia che è legata alla bellezza e alla bontà.

Questo legame è molto ricco di richiami nella tradizione giudaica e cristiana. Il libro della Genesi – raccontando l’opera creatrice di Dio – sottolinea che di fronte alle creature «Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,12.18.25). L’aggettivo “buono” in ebraico ha un valore molto più esteso e si può tradurre anche con “armonioso”. Il creato ci stupisce per il suo splendore e per la sua varietà e, allo stesso tempo, ci fa comprendere quale sia il nostro ruolo nel mondo di fronte a tanta grandezza. Gli artisti ne sono coscienti e – come scrisse San Giovanni Paolo II – avvertono «in sé questa sorta di scintilla divina, che è la vocazione artistica» e sono chiamati «a non sprecare questo talento, ma a svilupparlo, per metterlo a servizio del prossimo e di tutta l’umanità».

Nel suo famoso messaggio dell’8 dicembre 1965, a conclusione del Concilio Vaticano II, San Paolo VI si rivolgeva agli artisti definendoli «innamorati della bellezza». E diceva che il mondo «ha bisogno della bellezza per non sprofondare nella disperazione». Anche nello smarrimento provocato dalla pandemia, la vostra creatività può generare luce. La crisi rende più fitte «le ombre di un mondo chiuso» (cfr Enc. Fratelli tutti, 9-55) e sembra oscurare la luce del divino, dell’eterno. Non cediamo a questo inganno. Cerchiamo la luce della Natività: essa squarcia l’oscurità del dolore e delle tenebre.” (Francesco, vatican.va)

Viviamo dunque questo tempo di attesa con la speranza nel cuore e rendiamo belle le nostre case con piccole grandi opere d’arte, affinché trasmettano la luce e la speranza che risplendono in noi!

La Redazione


Articolo pubblicato sul mensile insieme di dicembre 2021.