2021 12 gesuinfasceHo incontrato tante persone che davanti ad un momento di sofferenza o di dolore se la sono presa con Dio. Capita spesso proprio così. Se non si riesce a trovare un colpevole, allora ci si rivolge a Lui…a Lui che tutto può, visto che è onnipotente.

L’hanno definita con la parola “teodicea”, quella ricerca del rapporto tra la giustizia di Dio, la libertà dell’essere umano e l’esistenza del male.

A cosa ci serve? A trovare una ragione all’esistenza del male e alla sofferenza che ne deriva.

Ma esiste una sola ragione? No, perché c’è un male che è causato da noi e uno che ci abita semplicemente perché siamo esseri umani. Non che una parte dell’essere umano sia fatta di male, ma che siamo creature e, dunque, persone non perfette. In questo senso, non dobbiamo meravigliarci se a causa di questa fragilità e imperfezione ci capita di sbagliare e, come conseguenza, di soffrire.

Se davanti a quei mali misteriosi non ci resta che l’accoglienza della nostra umanità, ci sono mali causati da noi – diciamo, a causa dell’uso sbagliato della nostra libertà – che vanno combattuti, affrontati e respinti tramite scelte morali consapevoli, per ridurre il più possibile la sofferenza nel mondo.

Nel mio libro ho voluto dire la mia su questo tema, a partire dalla convinzione che Dio dà una risposta. Lui c’è, ma forse non nello stesso modo con cui ce lo immaginiamo. Spesso ci relazioniamo con Dio come in un mercato, dove avviene lo scambio di merce tra le nostre pratiche di pietà e i suoi interventi divini. Dio non sempre interviene e se lo fa, spesso non è immediatamente comprensibile. Dio agisce nello spiegarsi della storia e la risposta ai miei “perché?” non posso cercarla e trovarla nel lasso di tempo che mi appartiene, quello della mia storia, ma devo collocarmi nell’arco di tempo della Storia (quella con la S maiuscola), che vuol dire nel corso dell’esistenza umana. Lo so: è un tempo troppo ampio per noi! Ma è così.

Dio interviene, Dio risponde al nostro grido di dolore, e sono convinto che lo abbia fatto una volta per tutte con l’incarnazione di Gesù. Il resto è lo spiegarsi di questa risposta. La stessa vita pubblica di Gesù, con le guarigioni, i miracoli e tutto ciò che lui ha detto e fatto fino alla croce, non sono altro, a mio parere, della manifestazione del “Diocon- noi”. In pratica, penso che la risposta di Dio al nostro dolore sia una presenza, anche se a volte silenziosa. Lui ci risponde standoci accanto, non risolvendo il nostro problema. È la vicinanza che dà senso alla vita, non tanto la soluzione del problema. Non siamo fatti per essere soli né per vivere soli. Dunque Dio, che è relazione pura, si fa uno di noi, viene in mezzo a noi (Egli è l’Emmanuele, infatti), per dirci che non siamo soli. Non fissiamo la nostra mente e il nostro cuore sulla passione e morte di Gesù come se egli avesse sofferto per noi e in questo modo ci ha alleggerito dalle nostre sofferenze. Non è vero, perché le sofferenze restano e sono sempre pesanti. Gesù, con la passione e morte in croce ci ha detto che Dio non ci ha abbandonato, così come non ha abbandonato il Figlio quando ha urlato: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”. Non lo ha fatto, perché lo ha risuscitato.

Lo stesso sarà per noi.

Nel mio libro Se Dio vuole…, affronto in modo sintetico tutti questi temi: l’origine del male e della sofferenza, le teorie di interpretazione su di essi, il grido del popolo di Dio e, infine, la sua risposta nell’incarnazione di Gesù. Si conclude così? No, perché occorre vivere i frutti di questo ascolto. Siamo chiamati anche noi ad ascoltare il grido di chi è accanto a noi, e lo possiamo fare con l’ascolto declinato in 4 parole: presenza, attesa, speranza e missione. Nel libro le troverete spiegate e commentate, a partire dai brani biblici che ne contengono il messaggio.

Nella vita ci sono situazioni che non possono essere cambiate, ma ce ne sono altre che dipendono solo da noi: non scoraggiamoci, non deresponsabilizziamoci, ma viviamo la nostra fede attivamente. Purifichiamo la nostra preghiera, che spesso denota un delegare a Dio le nostre responsabilità. Quando diciamo “Se Dio vuole…” gli stiamo spesso attribuendo la causa di ogni esperienza terrena…ma non è sempre così. Non possiamo dire con Giobbe: “Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?”. Non è questa la nostra spiritualità. Dio non ci invia il male. Dio ci ama e vuole da noi il meglio. Sentiamoci sostenuti e accompagnati nel nostro cammino da Lui.

P. Antonio Grasso


Articolo pubblicato sul mensile insieme di dicembre 2021.