FuturoCosa succede ai giovani che, dopo aver raggiunto la maggiore età, lasciano la Lawrence House?

Lo abbiamo chiesto ad Ashalina, che ha passato diversi anni della sua vita presso la casa famiglia di Città del Capo.

Il racconto di Ashalina

“Mi chiamo Ashalina e sono nata a Luanda, in Angola. Sono arrivata a Città del Capo, in Sud Africa, quando avevo otto anni. All’età di tredici anni i miei genitori mi mandarono a vivere in un rifugio chiamato The Ark, l’Arca. Non erano felici di lasciarmi andare, ma mia madre aveva un’amica che viveva lì con i suoi figli, e pensava che fosse il posto migliore per me. È stato difficile dire addio ai miei genitori. Ma l’Arca è stato un posto importante per la mia crescita, soprattutto perché ho davvero compreso ciò che i miei nonni mi avevano sempre insegnato, ovvero che Gesù Cristo è il motivo per cui viviamo. Ho molti bei ricordi legati a quel posto: un gruppo di persone dall’Italia veniva ogni mese e trascorreva del tempo con noi, bambini rifugiati. Volevano conoscerci ed erano interessati alla nostra storia”.

Il tempo trascorso alla Lawrence House

“Due anni dopo, nel 2005, il Centro Scalabrini ha avviato la costruzione di una casa per bambini rifugiati, e io sono stata scelta, insieme ad altri bambini, affinché mi trasferissi lì. Il giorno in cui siamo arrivati alla Lawrence House siamo stati accolti da persone piene di amore e di gioia, ma soprattutto siamo stati accolti dalla promessa di un futuro migliore. Mi è piaciuto vivere lì. Non ho mai dovuto preoccuparmi di nulla, perché la Lawrence House è sempre stata un posto sicuro in cui vivere. So di certo di essere stata amata dalle persone dello staff, altrimenti non avrebbero tollerato il mio atteggiamento nei loro confronti… Provavo molta rabbia e spesso mettevo alla prova i loro limiti. Ero una delle ragazze più difficili che vivevano alla Lawrence House, eppure lo staff ha scelto di darmi un’occasione dopo l’altra. La Lawrence House mi ha insegnato il senso di responsabilità, perché vivere in una casa famiglia non significa essere serviti e riveriti: avevamo faccende da sbrigare, come lavare i piatti, aiutare a piegare il bucato, pulire le nostre camere da letto e rifare i letti. Anche se non mi è piaciuto particolarmente, penso che tutto questo sia stato fondamentale per diventare una persona responsabile”.

L’importanza di andare avanti

“Quando me ne sono andata nel 2008, sono tornata a vivere con i miei genitori. È stata dura, casa mia era un ambiente molto disfunzionale e ho ricevuto pochissimo incoraggiamento dai miei genitori.

A causa della mia storia, temevo che non sarei mai diventata qualcuno. Ho condiviso il mio dolore con un’amica della parrocchia, lei ha iniziato a coinvolgermi nelle attività della chiesa e dopo poco ho iniziato anch’io a servire la comunità.

Lasciare un posto come Lawrence House può essere spaventoso, ma è giusto così.

A questo punto della vita non hai più nessuno che ti dica cosa fare, ma ogni scelta che fai in questa fase è fondamentale, perché getta le basi per la tua vita futura.

Sono molto grata di non aver preso decisioni sciocche in quel momento difficile di cui, in seguito, mi sarei sicuramente pentita. Ho donato la mia vita a Gesù perché credo che sia l’unico che può realmente aiutarmi. I pastori della mia chiesa mi hanno conosciuta e si sono presi cura di me, mi hanno donato Parole di Vita.

Durante i miei ultimi anni di scuola, mi sono trasferita con loro.

Dopo aver completato il mio ultimo anno di scuola nel 2010, sono tornata nuovamente dai miei genitori, ma ancora una volta, l’ambiente non era positivo per me. È stato un momento difficile e ho dovuto imparare a perdonare i miei genitori, ad amarli e ad onorarli, ma anche a prendermi cura di me stessa. Piuttosto che aspettare il matrimonio, come vorrebbe l’usanza nella cultura africana, ho deciso di trasferirmi subito e ho affittato un appartamento vicino alla parrocchia.

I parroci sono diventati i miei genitori spirituali, sono loro che hanno creduto in me. Andare via dai miei genitori è stata la decisione migliore che potessi prendere.

Da allora vivo a Parklands.

Geremia 29:11 parla dei piani che Dio ha per la nostra vita, ed io non ho mai più dubitato che il futuro che mi attende sia luminoso. Vivo in base ai valori che mi insegna la parola di Dio e scelgo di perdonare le persone, di non nutrire rancore, e di amare e trattare le persone nel modo in cui vorrei essere amata e trattata io stessa, e di essere generosa. Avere bene in mente i miei obiettivi mi aiuta a svegliarmi ogni mattina sapendo dove voglio arrivare”.

Per chi lo desidera, è possibile fare una donazione alla Lawrence House tramite il conto postale della Missione: 30-21486-3 con causale: “Orfanotrofio a Città del Capo”.

Allo stesso modo, potete accedere alla raccolta fondi e donare sulla pagina web https://gofund.me/7d97c900 

Anche grazie al vostro contributo, lo staff della Lawrence House accompagna nella  crescita ragazze con un passato doloroso come quello di Ashalina. Aiutiamoli a coltivare speranze di un futuro migliore.

Sofia Iorio


Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2021.