2021 02 MinoriVulnerabili12021 02 MinoriVulnerabili2Spesso mi viene chiesto di descrivere la realtà migratoria del Sudafrica e la parola che più si sente è contraddizione, direi giustamente. Il Sudafrica, per la sua storia controversa è un insieme di opportunità e ricchezze unite a problemi e tensioni che sembrano a volte irrisolvibili, specialmente per quanto riguarda migranti e rifugiati. Dopo la svolta del 1994 e il passaggio dall’apartheid alla democrazia (ancora da completare sotto diversi punti di vista) la guida politica illuminata di Mandela ha fatto sì che il paese si dotasse di una delle leggi sull’asilo più all’avanguardia per accoglienza e opportunità: il richiedente asilo che entra nel paese, infatti, non viene detenuto in alcun campo ma ha libertà di movimento, non riceve alcun sussidio ma può lavorare e studiare per mantenersi e integrarsi nella società. Le debolezze amministrative, i problemi burocratici e la concomitanza con un sistema di immigrazione che impedisce di ottenere permessi di lavoro a lavoratori non specializzati ha creato però un triplice problema: la fatica da parte dello stato sudafricano di far funzionare il processo di integrazione dei rifugiati e di garantire i loro diritti (pensate che il tempo di approvazione o rigetto di una domanda di asilo dovrebbe essere per legge 90 giorni ma nella media si devono attender 6-7 anni per una risposta), il tentativo di molte persone che fuggono da miseria e povertà (ma non da pericolo e persecuzione, che quindi non possono essere rifugiati) di entrare in Sudafrica attraverso la porta della richiesta di asilo politico, intasando il sistema e mettendo a rischio chi ha davvero bisogno di protezione; infine tutto questo ha generato un clima di ostilità e pregiudizio verso lo straniero, specialmente quello nero africano (afrofobia). E queste tensioni sociali (ed economiche, non dimentichiamo la mancanza di servizi per i poveri delle periferie e l’altissimo tasso di disoccupazione giovanile) anziché venire riconosciute e affrontate sono strumentalizzate creando un clima tossico di intolleranza e xenofobia, che sfocia purtroppo in episodi di violenza, generalmente avallati dai media e dall’opinione pubblica.

In questo contesto, essere minori stranieri non accompagnati o in famiglie vulnerabili rappresenta una sfida ulteriore sotto tutti i punti di vista: quello personale e umano (fatica nell’integrazione, dinamiche della seconda generazione, ostacoli linguistici, culturali e lo stress fisico e mentale), quello legale (la necessaria documentazione è molto difficile da ottener e il grosso rischio è che quando compiono i 18 anni diventano apolidi), quello economico e in senso più ampio la prospettiva per il loro futuro.

Allo stesso tempo per molti il Sudafrica ancora rappresenta la meta del viaggio per un riscatto, per la sicurezza, per un progetto da realizzare ed è in questo contesto che come Scalabriniani cerchiamo di camminare con migranti e rifugiati offrendo loro gli strumenti materiali e spirituali necessari a trasformare la loro promessa di futuro in realtà.

Per chi lo desidera, è possibile fare una donazione alla Lawrence House usando il conto postale della Missione: 30-21486-3 con causale: “Orfanotrofio a Città del Capo”.

p. Filippo Ferraro


Articolo pubblicato sul mensile insieme di febbraio 2021.