2021 0809 Storie 1I giovani della Lawrence House coltivano tanti sogni, c’è chi è già all’opera per vederli realizzati, chi invece si dedica ad altro nell’attesa di avere le risorse giuste per realizzarli. Michu, Ireta e Lewis hanno raggiunto la maggiore età e hanno lasciato la Lawrence House da qualche tempo: ognuno di loro riconosce l’importanza che la Casa-famiglia ha avuto nel proprio processo di crescita. Spesso, chi ha un passato segnato da grandi ferite deve essere aiutato nel non perdere la speranza: la Lawrence House fa questo da ben sedici anni.

“Ho un sacco di sogni e progetti che vorrei realizzare, attualmente dirigo un piccolo corpo di ballo che si chiama ‘Cape Town Freestylers’ che da la possibilità ai giovani di esprimere loro stessi attraverso il ballo. Uno dei miei sogni più grandi è quello di aprire una scuola di ballo che possa ospitare i miei ballerini, quindi sì… ci sono molte cose che vorrei realizzare!”

Questo è quanto ci ha raccontato Rimichu, detto Michu, nella breve intervista che ci ha rilasciato. Michu è arrivato all’età di cinque anni presso la Lawrence House. Prima di arrivare in Sudafrica, abitava in Angola con suo padre e sua sorella minore. Quando Michu aveva due anni, tutti e tre hanno lasciato l’Angola per trasferirsi a Cape Town, dove sono stati sistemati in un campo profughi per qualche tempo. Dopo di che Michu, sua sorella e altri bambini del campo sono stati trasferiti alla Lawrence House, la quale aveva aperto da poco le sue porte ai minori rifugiati.

Oggi Michu ha 23 anni e lavora per una Onlus chiamata “Mamelani”, la quale si occupa di tutela della salute e di supporto allo sviluppo dei bambini e dei giovani di Cape Town. Nel fare questo, collabora anche con la Lawrence House.

Quando gli abbiamo chiesto come fosse vivere in una casa-famiglia, Michu ci ha risposto: “Vivere alla Lawrence House è stato il periodo migliore della mia vita, perché facevo parte di una famiglia, mi sentivo davvero accolto e curato. Ho vissuto in questa casa-famiglia per anni, e tutto mi sembrava fantastico. Sicuramente ci sono stati dei momenti duri, ma i momenti positivi sono stati decisamente più di quelli negativi. Lo staff della Lawrence House ha fatto davvero di tutto per assicurarmi che fossi accudito al meglio. Grazie a loro sono diventato il ragazzo che sono oggi: da piccolo soffrivo di balbuzie, purtroppo questo mi portava a nascondermi, e non riuscivo ad affermare la mia identità. Grazie allo staff, sono stato affidato alle cure di un logopedista, il quale mi ha aiutato a riscoprire me stesso, le mie capacità, i miei talenti e la mia identità. Ci sono così tante persone dello staff che vorrei ringraziare, praticamente tutte quelle che ho incontrato nei miei 13 anni di permanenza nella casa-famiglia, perché hanno fatto davvero la differenza nella mia vita”.

La Lawrence House continua ad esistere grazie alle donazioni dei privati, per questo ragazzi come Michu sono infinitamente grati ai donatori: “Pensando a me stesso del passato, onestamente non saprei che fine avrei fatto se non fossi stato accolto dalla Lawrence House. Grazie alle donazioni fatte alla casa-famiglia, ho ricevuto un aiuto concreto durante la mia fase di crescita. Inoltre, è stato fondamentale il supporto che il personale mi ha fornito nel momento di uscita dalla casa: ogni ragazzo o ragazza che lascia la Lawrence House, sa di poter contare sull’aiuto da parte di tutto lo staff.”

Ireta è stata accolta alla Lawrence House qualche anno dopo rispetto a Michu. È arrivata nella casa-famiglia nel 2014, quando aveva circa dodici anni, e ha vissuto lì fino al 2020, anno in cui ha ricevuto il suo diploma di maturità scolastica. Ireta è originaria della Repubblica Democratica del Congo.

2021 0809 Storie 2“Lo staff della Lawrence House ha giocato un ruolo fondamentale nella mia vita, mi ha sempre supportata e si è preso cura di me, mi ha spinta a diventare la persona forte e indipendente che sono oggi dandomi i giusti consigli e preparandomi alla vita fuori dalla casa-famiglia. Lo staff è sempre stato presente e mi ha aiutata in tutti gli ambiti della mia vita da adolescente, che si trattasse di scuola, salute o questioni emotive. Non mi sono mai sentita sola, e sono certa che le persone dello staff della Lawrence House ci saranno sempre per me.”

Ireta attualmente ha 19 anni e sta svolgendo un tirocinio presso un asilo nido: “Il mio sogno è quello di avere abbastanza soldi per poter studiare e diventare una maestra delle scuole elementari, oppure un’assistente sociale, perché la mia passione più grande è quella di lavorare per e con i bambini”.

Secondo Ireta, è importante che chi vive dentro la Lawrence House sappia che c’è qualcuno che li sostiene dall’esterno: “Penso sia importante supportare un posto come la Lawrence House. Questa casa-famiglia accoglie molti bambini di nazionalità diverse, ognuno con la sua storia. Una donazione alla Lawrence House è una donazione che cambia la vita di tanti bambini, è bello per loro sapere che ci sono persone al di fuori della casa che li aiutano attraverso le donazioni”.

Anche Lewis, come Ireta, è originario della Repubblica Democratica del Congo. È arrivato in Sudafrica verso la fine del 2009, quando aveva 12 anni: “Il viaggio verso il Sudafrica è stato per me difficile, con molti alti e bassi.

Tuttavia, sono riuscito ad arrivare in Sudafrica da solo. Ho un fratello di due anni più giovane, e siamo stati entrambi accolti dalla Lawrence House, luogo in cui abbiamo potuto crescere, completare la scuola e prepararci all’età adulta.”

Prima del suo arrivo alla Lawrence House, Lewis ha passato un periodo in un centro sociale, nel mentre ha cercato di risolvere da solo tutte le questioni burocratiche legate al suo status di minore rifugiato, purtroppo con scarsi risultati: “Tutto è iniziato quando mi sono rivolto all’Ufficio degli Affari Interni per richiedere il mio documento/permesso di soggiorno in quanto rifugiato. Ma essendo minorenne, mi dissero che non avrei potuto ottenere il permesso da solo. Dopo diversi giorni di avanti e indietro da quell’ufficio, alla fine sono stato indirizzato all'Ufficio per lo Sviluppo Sociale per ricevere assistenza. Ma quel giorno non sono stato assistito, piuttosto sono stato trasferito da un assistente sociale presso un centro di accoglienza per bambini e giovani. Dopo qualche tempo, l'assistente sociale ha portato me e mio fratello in tribunale, e infine alla Lawrence House.”

Inizialmente Lewis temeva che la permanenza presso la Lawrence House fosse solo per un breve periodo, e che lui e suo fratello sarebbero stati trasferiti nuovamente. Fortunatamente non è andata così: “Vivendo alla Lawrence House ho sperimentato un senso di appartenenza, cura, amore e famiglia. Grazie al modo in cui sono stato accolto e curato dallo staff fino alla mia partenza, sono diventato più fiducioso nel futuro.”

Lo staff della casa, racconta Lewis, si è preso cura di lui come ci si prende cura di un figlio, e si è premurato di farlo crescere in un ambiente sano e senza giudizi nei suoi confronti, rendendolo la persona che Lewis stesso sperava di diventare: “Nonostante la barriera linguistica – quando sono arrivato in Sudafrica non parlavo inglese – lo staff ha trovato modi alternativi di comunicare con me, migliorando la mia autostima in un ambiente per me sconosciuto.”

Così come Michu, anche Lewis lavora per la Onlus ‘Mamelani’: “Oggi supporto i giovani nel loro sviluppo, mi occupo soprattutto di giovani provenienti da strutture di accoglienza per l'infanzia e per la gioventù, i quali sono in procinto di lasciare questi centri – questa fase viene comunemente chiamata da noi ‘transizione’ verso l’età adulta.”

Il sogno di Lewis è quello di portare un cambiamento positivo nella vita di altri giovani che, come lui, hanno avuto un passato difficile, permettendo loro di non sentirsi soli: “Spero di completare presto il mio corso di laurea in management; mi piacerebbe diventare un imprenditore, un giorno. Il mio sogno più grande è sicuramente quello di costruire o acquistare un posto che io e la mia famiglia potremo chiamare ‘casa’.”

Secondo Lewis, donare è fondamentale perché la Lawrence House ha un impatto positivo sulla vita dei tanti bambini sfollati e traumatizzati che accoglie: “Donare alla Lawrence House significa che sempre più bambini rifugiati potranno essere accolti nella casa-famiglia. La Lawrence House costruisce speranze, dona motivazione a tanti bambini con storie difficili, dà la priorità all'istruzione, e lavora sulla costruzione di un senso di appartenenza. Ogni donazione fatta ha un enorme impatto sui bambini e i giovani che la Lawrence House sta crescendo, e grazie a queste altri bambini avranno l’opportunità di essere accolti, e ricevere le stesse cure che abbiamo ricevuto io, mio fratello e tanti altri come noi.”

Per chi lo desidera, è possibile fare una donazione alla Lawrence House tramite il conto postale della Missione: 30-21486-3 con causale: “Casa famiglia a Città del Capo”. Allo stesso modo, potete accedere alla raccolta fondi e donare sulla pagina web https://gofund.me/7d97c900 . Grazie!

Sofia Iorio